Jacopo del casentino e la pittura a Pratovecchio nel secolo di Giotto

 22.00

‘La città degli Uffizi’ n. 14

Catalogo della mostra Jacopo del casentino e la pittura a Pratovecchio nel secolo di Giotto
Pratovecchio, Teatro degli Antei, 14 giugno – 19 ottobre 2014

A cura di Daniela Parenti e Sara Ragazzini

copertina cartonata, 17×24 cm, pagine 128
stampato a colori

ISBN 978-88-6394-072-5

Territorio ricco di storia, oltre che di bellezze naturali, il Casentino conserva ancora oggi molti capolavori d’arte medievale e rinascimentale che attestano i suoi stretti legami con Firenze, in virtù dei floridi commerci e dell’appartenenza dell’intera regione alla vasta diocesi di Fiesole. La mostra sarà la quattordicesima della collana “La città degli Uffizi” e si prefigge di portare all’attenzione del pubblico lo straordinario patrimonio d’arte locale, dialogando con i capolavori conservati nella Galleria degli Uffizi. L’esposizione prende spunto dalla figura mitica di Jacopo di Landino, pittore nativo di Pratovecchio che Vasari identificava con quel Jacopo del Casentino, contemporaneo di Giotto, di cui la Galleria degli Uffizi possiede l’unica opera firmata, il piccolo trittico donato da Guido Cagnola al museo nel 1947. Sebbene nessuna opera del maestro rimanga sul territorio, le tavole del Maestro di Varlungo di Stia e di Romena, il trittico datato 1357 nella chiesa di Pagliericcio, gli affreschi di Taddeo Gaddi a Poppi, attestano l’esistenza di una fervente vita artistica che ha inizio già alla fine del XIII secolo e che proseguirà nella seconda metà del Trecento con le opere di Giovanni del Biondo, anch’egli di probabile origine casentinese seppure formatosi a Firenze nella bottega di Nardo di Cione. Agli anni a cavallo fra la fine del secolo e l’inizio del ’400 risalgono numerose testimonianze di pittura tardogotica riconducibili a maestri affascinanti e sofisticati come il Maestro della Madonna Straus, il Maestro di Borgo alla Collina, recentemente identificato con Scolaio di Giovanni, Giovanni Toscani, pittori che portano in Casentino le tendenze più alla moda della pittura fiorentina del momento rappresentate da Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina. I polittici di Bicci di Lorenzo presenti in varie chiese del territorio e il finto trittico di Poppiena dipinto da Giovanni dal Ponte, che per la chiesa delle monache camaldolesi di Pratovecchio aveva eseguito una pala d’altare oggi alla National Gallery a Londra, attestano l’esistenza di rapporti privilegiati fra i committenti del luogo e alcune botteghe fiorentine, concludendo agli albori del Rinascimento il percorso espositivo, prima tappa di un iter artistico che prosegue nei decenni seguenti con documenti figurativi altrettanto straordinari.

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